Partecipazione delle CPE all’elaborazione della politica estera della Svizzera
Secondo l’ articolo 184 della Costituzione federale (Cost.) il Consiglio federale è responsabile dell’elaborazione della politica estera e della sua attuazione, ma è tuttavia tenuto a rispettare i diritti di partecipazione dell’Assemblea federale. In effetti in virtù dell’ articolo 166 capoverso 1 Cost. l’Assemblea federale partecipa all’elaborazione della politica estera e vigila sulla cura delle relazioni con l’estero.
Più precisamente e secondo l’ articolo 24 della legge sul Parlamento (LParl), le Camere federali seguono l’evoluzione internazionale e cooperano alla formazione della volontà in merito alle questioni fondamentali e alle decisioni importanti di politica estera. Per applicare questo articolo, il Consiglio federale è tenuto a informare regolarmente, tempestivamente e in modo completo le commissioni competenti per la politica estera sugli sviluppi importanti della politica estera. ( art. 152 cpv. 2 ). Il Consiglio federale informa quindi le CPE a ogni seduta su temi d’attualità nell’ambito della politica estera, della politica economica estera e della politica europea. Infine, in caso di progetti essenziali, nonché prima di stabilire o modificare le direttive e linee direttrici concernenti il mandato per negoziati internazionali importanti, il Consiglio federale consulta le commissioni competenti per la politica estera (art. 152 cpv. 3).
La politica estera della Svizzera
10.111 sn Rapporto sulla politica estera 2010
L’allestimento del rapporto sulla politica estera risponde al postulato della CPE-S intitolato «Rapporti periodici del Consiglio federale alle Commissioni della politica estera» ( 06.3417 ), che incaricava il Consiglio federale di studiare i vantaggi e gli inconvenienti di un documento unico concernente l’insieme delle attività di politica estera della Svizzera rispetto ai rapporti periodici pubblicati fino al 2009.
Il rapporto sulla politica estera 2010, seconda pubblicazione dopo quella del 2009, offre una panoramica sulle attività principali della Svizzera in questo settore tra il secondo semestre 2009 e il primo semestre 2010. Mette l’accento in particolare sull’influenza che la Svizzera può esercitare in un contesto globalizzato e sugli strumenti di cui dispone. Riferisce inoltre sull’orientamento della politica estera della Svizzera e sulle sfide che il nostro Paese deve affrontare.
Nella seduta del 17 e del 18 gennaio 2011 la CPE-S ha constatato che il rapporto contiene numerose informazioni dettagliate sull’orientamento della politica estera della Svizzera e sulle diverse sfide che il nostro Paese deve affrontare. Tuttavia ha deplorato la mancanza di considerazioni di natura strategica e di obiettivi chiaramente definiti. Ha inoltre ritenuto che sarebbe stata talvolta necessaria un’analisi dei temi cruciali che la politica estera svizzera deve affrontare attualmente. I suoi membri erano concordi nel considerare che l’influenza che la Svizzera è in grado di esercitare a livello internazionale sarà sempre più limitata. Al termine dell’esame la Commissione ha preso atto del rapporto.
Il 31 gennaio e il 1° febbraio 2011 la CPE-N ha a sua volta esaminato il rapporto e ne ha preso atto. I temi al centro delle discussioni sono stati la politica europea, la cooperazione allo sviluppo, le migrazioni, la Ginevra internazionale, il promovimento della pace e la neutralità. Diversi membri della Commissione hanno rilevato che il rapporto è privo di una chiara linea direttrice e non fornisce una prospettiva a lungo termine. Il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno preso conoscenza del rapporto rispettivamente il 2 marzo e il 17 marzo 2011.
La Svizzera e l’Unione europea
10.3005 Mo. CS. Misure che permettono di informare rapidamente il Parlamento sui progetti di atti legislativi europei importanti
Nell’ambito dell’esame del Rapporto sulla politica estera 2009 la CPE-S ha depositato una mozione, adottata dal Consiglio degli Stati durante la sessione primaverile 2010, che incarica il Consiglio federale di presentare al Parlamento misure intese a permettere alle Camere federali di essere informate tempestivamente, in modo appropriato e secondo una procedura che includa un parere del Consiglio federale relativo alle possibilità di agire di cui dispone la Svizzera, sui progetti di atti legislativi europei importanti per la Svizzera.
Il 17 maggio 2010, la CPE-N ha deciso, con 12 voti contro 9, di modificare la mozione nel senso che il parere del Consiglio federale non sarebbe sistematicamente richiesto.
La Commissione ha ammesso che era importante che il Parlamento fosse consultato sui progetti di atti legislativi europei importanti per la Svizzera, ma la maggioranza ha ritenuto che domandare una posizione al Consiglio federale complicherebbe la procedura di informazione. Il 13 settembre 2010 il Consiglio nazionale ha deciso di seguire la maggioranza della sua Commissione e di accogliere la mozione modificata. Quest'ultima è stata esaminata il 20 ottobre dalla Commissione del Consiglio degli Stati che ha deciso di accoglierla all'unanimità.
Il 9 dicembre 2010 il Consiglio degli Stati ha seguito la CPE-S accettando il compromesso proposto dal Consiglio nazionale. La mozione è stata quindi trasmessa al Consiglio federale in vista dell’attuazione.
10.086 Valutazione della politica europea della Svizzera
10.088 Relazioni tra la Svizzera e le agenzie europee
Nella seduta dell’ottobre 2010 le Commissioni hanno esaminato i rapporti in risposta ai postulati Markwalder sulla politica europea della Svizzera, ( 09.3560 ) e David sulle relazioni tra la Svizzera e le agenzie europee ( 08.3141 ). Il primo incaricava il Consiglio federale di valutare i vantaggi e gli svantaggi dell’approccio bilaterale, di presentare un catalogo delle priorità e delle misure concrete sul piano della politica europea e di fissare le prossime tappe dell’integrazione europea. Il secondo chiedeva di analizzare le relazioni della Svizzera con le agenzie europee, l’importanza di queste relazioni per il nostro Paese e la sua influenza in queste istituzioni.
Durante l’esame le due Commissioni hanno sentito rappresentanti provenienti dall’economia e dalle autorità cantonali, che hanno sollevato la necessità di avviare un dibattito approfondito sulla politica europea della Svizzera. Tuttavia, mentre la CPE-S ha deciso di proseguire le discussioni sull’argomento nell’ambito di una prossima seduta, la CPE-N ha preso atto dei due rapporti, ritenendo che questi valutavano in modo pertinente la politica europea della Svizzera; nella sessione invernale 2010 il Consiglio nazionale ha seguito la proposta della sua Commissione .
L’8 novembre 2010 la CPE-S ha esaminato i due rapporti una seconda volta. Al termine del dibattito che verteva soprattutto sul recepimento del diritto europeo nella legislazione federale e sul problema della conseguente sovranità, nonché sulla natura attuale della cooperazione tra la Svizzera e l’UE, la Commissione ha deciso di rinviare la discussione al Consiglio degli Stati alla sessione primaverile 2011. Il Consiglio degli Stati ha preso atto dei due rapporti il 2 marzo 2011.
La Svizzera e le Nazioni Unite
La partecipazione della Svizzera ai lavori dell’ONU, in veste di membro, dalla sua adesione nel 2002 costituisce un tema importante per le CPE. Il dialogo a questo proposito tra il Consiglio federale e il Parlamento ha luogo regolarmente.
Eventuale candidatura a medio termine della Svizzera al Consiglio di sicurezza
Nel corso del 2009 le CPE si sono occupate a più riprese del rapporto del DFAE sulle implicazioni di un’eventuale candidatura svizzera a medio termine al Consiglio di sicurezza. Nell’ambito dei dibattiti su questo argomento la CPE-N ha sentito l’attuale segretario di Stato Peter Maurer, che ancora nel 2009 svolgeva il ruolo di rappresentante permanente della Svizzera presso l’ONU. Inoltre, la CPE-N ha sentito in merito l’ex consigliere giuridico di Kofi Annan, Nicolas Michel.
Il 21 giugno 2010, la CPE-N ha sentito Colin Keating, direttore esecutivo fondatore del Security Council Report , e Peter Huber, delegato e direttore del dipartimento delle organizzazioni internazionali in seno al Ministero austriaco degli affari europei e internazionali. Dette audizioni hanno permesso alla Commissione di farsi un’idea più precisa delle attività e degli impegni del Consiglio di sicurezza.
Il 2 settembre 2010 la CPE-S, che era stata invitata a pronunciarsi in merito alla questione in virtù dell'articolo 152 capoverso 3 LParl, si è dichiarata favorevole, con 10 voti contro 1, a una candidatura della Svizzera. La maggioranza della Commissione ha ricordato che, dalla sua adesione all'ONU, la Svizzera si è impegnata attivamente in seno a questa organizzazione, nella quale si identifica perfettamente, e che questo passo dovrebbe, secondo ogni logica, concretizzarsi con un'adesione al Consiglio di sicurezza.
Il 25 ottobre 2010 la CPE-N ha dibattuto a sua volta su questa eventuale candidatura, che, con 16 voti contro 6, ha approvato per il 2022. La maggioranza della CPE-N ha ritenuto che un’adesione al Consiglio di sicurezza costituirebbe per la Svizzera un’ottima opportunità per sviluppare e consolidare la sua rete internazionale. Con questa adesione il nostro Paese disporrebbe inoltre di un’importante piattaforma di scambi che gli permetterebbe di difendere i suoi interessi e di promuovere i suoi valori a livello internazionale.
Presidenza della 65 a Assemblea generale delle Nazioni Unite. Colloqui delle CPE con Joseph Deiss
L'11 giugno 2010 l’ex consigliere federale Joseph Deiss è stato eletto alla presidenza della 65 a Assemblea generale delle Nazioni Unite. Le Commissioni della politica estera lo hanno invitato a illustrare le priorità e gli orientamenti principali della sua presidenza. Le discussioni in seno alle CPE si sono focalizzate sulle idee e sui progetti di Deiss e sul modo in cui l'ex consigliere federale intende esercitare la sua nuova funzione. La CPE-S ha posto l'accento sulle possibilità di cui dispone l'Assemblea federale per informare un pubblico quanto più vasto possibile in merito alle attività dell'ONU, mentre la CPE-N si è soffermata sul modo in cui la Svizzera potrebbe approfittare dell'Assemblea generale per sostenere talune iniziative e mettere a frutto le sue competenze. Le due Commissioni hanno espresso soddisfazione per l'accesso di uno Svizzero a un'alta carica internazionale e accolto con favore la scelta dei temi operata dal Consiglio federale.
La Svizzera e la cooperazione internazionale
Il Parlamento ha approvato i fondi per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo sotto la forma di crediti quadro pluriennali. Oltre all’orientamento strategico e tematico della cooperazione svizzera allo sviluppo, negli ultimi anni la sua entità sotto il profilo finanziario era al centro dei dibattiti nelle CPE e nelle Camere.
Nell’ambito dell’esame del credito quadro 08.028 (Cooperazione allo sviluppo. Finanziamento dei provvedimenti di politica economica e commerciale. Continuazione) e 08.030 (Cooperazione tecnica e aiuto finanziario a favore dei paesi in sviluppo 2008-2011. Continuazione), l’8 dicembre 2008 il Parlamento ha incaricato il Consiglio federale di sottoporgli un messaggio che mostri come aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo della Svizzera allo 0.5 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) entro il 2015. Rinviando il rapporto del Consiglio federale sulla continuazione allo sviluppo ( 09.078 ), le Camere hanno riconfermato questo mandato.
10.085 s Aiuto pubblico allo sviluppo. Aumento
Con questo messaggio il Consiglio federale adempie al mandato conferitogli dal Parlamento e mostra come l’aiuto pubblico allo sviluppo può essere aumentato dello 0.5 per cento del RNL entro il 2015. Il Consiglio federale chiede al Parlamento di aumentare di 640 milioni di franchi gli attuali crediti quadro della DSC e della SECO per gli anni 2011 e 2012. I fondi supplementari previsti per la cooperazione bilaterale allo sviluppo nei settori idrico e climatico dovrebbero contribuire attivamente a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio (OSM). Sul piano multilaterale le risorse supplementari dovrebbero essere impiegate per gli impegni assunti nei confronti delle banche multilaterali di sviluppo.
Nella seduta dellʼ8 novembre 2010 la CPE-S ha esaminato l’affare e ha approvato i due decreti federali, entrambi con 10 voti contro 1, senza proposte di modifica. Il 9 dicembre 2010 il Consiglio degli Stati ha seguito la proposta della sua Commissione e in qualità di Camera prioritaria ha approvato il progetto del Consiglio federale senza modifiche.
Il 10 e l’11 gennaio 2011 la CPE-N ha esaminato l’aumento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo e ha approvato il decreto federale a favore della DSC con 14 voti contro 10 e 2 astensioni e il decreto federale a favore della SECO con 15 voti contro 10 e 1 astensione. Il Consiglio nazionale ha seguito alla proposta della sua Commissione e ha approvato il decreto federale a favore della DSC con 106 voti contro 79 e quello a favore della SECO con 104 voti contro 82.
10.081 s Messaggio concernente la partecipazione della Svizzera agli aumenti di capitale delle banche multilaterali di sviluppo
Il Consiglio federale chiede al Parlamento che la Svizzera versi un contributo pari a 167 milioni di franchi per aumentare il capitale delle banche multilaterali di sviluppo. Nel contesto della crisi economico-finanziaria, le banche multilaterali di sviluppo sono sollecitate dalla comunità internazionale ad intensificare le operazioni di prestito al fine di contrastare la recessione. La lotta alla crisi ha impegnato notevoli mezzi finanziari, per cui le banche di sviluppo hanno raggiunto i loro limiti di prestito. Per poter contribuire anche in futuro alla riduzione durevole della povertà e per essere in grado di far fronte a future crisi, si rende necessario un aumento di capitale. Il Consiglio federale chiede di partecipare a questo aumento con un importo pari a 3,5 miliardi di franchi, di cui 167 milioni sono da versare nell’arco di otto anni e possono essere imputati all’aiuto pubblico allo sviluppo, mentre il resto viene messo a disposizione come capitale di garanzia.
Nella seduta dell’8 novembre 2010 la CPE-S ha esaminato l’affare nell’ambito della discussione sull’aumento della cooperazione pubblica allo sviluppo e ha approvato all’unanimità il relativo decreto federale. Il 9 dicembre 2010 il Consiglio degli Stati ha seguito la proposta della sua Commissione e ha approvato il decreto federale sempre all’unanimità.
Il 10 e l’11 gennaio 2011 la CPE-N ha esaminato l’aumento di capitale delle banche di sviluppo e con 18 voti contro 8 ha approvato il relativo decreto federale. Il 28 febbraio 2011 il Consiglio nazionale ha seguito la proposta della sua Commissione e ha approvato il decreto federale con 123 voti contro 58.
10.076 s Messaggio concernente la proroga e l’aumento del quarto credito quadro per la continuazione della cooperazione con gli Stati dell’Europa orientale e della CSI
Questo messaggio prevede un aumento e una proroga del tradizionale aiuto della Svizzera all’Europa dell’Est. Il Consiglio federale chiede di aumentare di 290 milioni di franchi il credito quadro di 730 milioni di franchi approvato dal Parlamento nel giugno 2007. Questo permette di garantire il proseguimento dell’aiuto ai Paesi dell’Europa sudorientale e dell’ex Unione sovietica fino alla fine del 2012. L’obiettivo principale consiste nel sostenere la transizione verso sistemi democratici e pluralistici e nel rafforzare uno sviluppo economico.
Lʼ8 novembre 2010 la CPE-S ha esaminato l’affare nell’ambito dei dibattiti sulla cooperazione allo sviluppo, approvandolo all’unanimità. Il 9 dicembre 2010 il Consiglio degli Stati ha seguito la proposta della sua Commissione e nella votazione sul complesso, con 33 voti contro 4, ha approvato il relativo decreto federale.
Il 10 e l’11 gennaio 2011 la CPE-N si è occupata della cooperazione con l’Europa dell’Est e, con 18 voti contro 8, ha approvato l’aumento e la proroga del quarto credito quadro. Il Consiglio nazionale ha seguito la proposta della CPE-N e adottato, il 28 febbraio 2011, il decreto federale con 110 voti contro 76.
09.078 s Continuazione della cooperazione allo sviluppo. Rapporto
Nell’ambito dell’esame dei crediti quadro più recenti ( 08.028 , 08.030 ), l’8 dicembre 2008 le Camere hanno approvato una proposta della CPE-S secondo la quale nel 2009 il Consiglio federale doveva sottoporre al Parlamento un messaggio su un credito quadro supplementare allo scopo di aumentare entro il 2015 la componente dell’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo. Al posto del messaggio atteso, il Consiglio federale ha redatto un rapporto nel quale riconosce l’obiettivo di un ulteriore aumento della componente dell’aiuto pubblico allo sviluppo, ma annuncia che, vista la situazione delle finanze della Confederazione, fino al 2013 non chiederà aumenti dei crediti. L’11 gennaio 2010 la CPE-S ha deciso di rinviare il rapporto al Consiglio federale incaricandolo di presentare il messaggio come deciso dalle Camere l’8 dicembre 2008. Intendeva difatti ottenere che il Consiglio federale adempisse il mandato del Parlamento e le Camere potessero decidere autonomamente sulla possibilità di aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo. L’8 marzo 2010 il Consiglio degli Stati ha appoggiato questa proposta. Il 18 marzo 2010, c ontrariamente alla proposta della maggioranza della CPE-N, il Consiglio nazionale ha respinto il rinvio del rapporto.
Nel corso del secondo trimestre 2010, la CPE-S e il Consiglio degli Stati, che si sono dunque occupati una nuova volta di questo oggetto, hanno deciso di mantenere la loro posizione e di rimandare il rapporto al Governo. La situazione si è sbloccata nel corso della seduta della CPE-S dell'8 novembre 2010; nel quadro della discussione sulla cooperazione allo sviluppo la CPE-S ha preso atto del rapporto e approvato gli oggetti 10.085, 10.081 e 10.076 (vedi sopra). Il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno preso atto del rapporto rispettivamente il 9 dicembre 2010 e il 28 febbraio 2011.
Sempre in relazione con questa tematica, le CPE si sono occupate di una petizione firmata da 200'000 cittadini ( 06.2020 ) che chiede di investire entro il 2015 annualmente lo 0,7 per cento del PIL nell’aiuto allo sviluppo. Data la decisione di perseguire l’obiettivo dello 0,5 per cento del reddito nazionale lordo, la CPE-S ha preso atto della petizione senza darle seguito. La CPE-N le ha invece dato seguito e ha presentato un postulato in merito ( 07.3002 ) , respinto però il 18 marzo 2010 dal Consiglio nazionale. Su proposta della CPE-S, l’8 marzo 2010 il Consiglio degli Stati non ha dato seguito a un’iniziativa del Cantone di Berna ( 09.325 ) che chiedeva parimenti di adempiere alla direttiva dell’ONU dello 0,7 per cento. Il 18 maggio 2010, con 14 voti contro 8, la CPE-N ha deciso di non dare seguito a questa iniziativa, considerando che l’aumento dell’aiuto allo sviluppo al 0,7 per cento del reddito nazionale lordo (RNL) è eccessivo, che non tiene conto della situazione finanziaria della Confederazione e che l’Assemblea federale ha già deciso di aumentare l’aiuto allo sviluppo al 0,5 per cento del RNL. Il 28 febbraio 2011 il Consiglio nazionale si è allineato alla proposta della CPE-N e ha deciso di non dare seguito all'iniziativa con 102 voti contro 56.
Politica economica esterna della Svizzera
Convenzioni di doppia imposizione conformi agli standard dell’OCSE
Le convenzioni di doppia imposizione (CDI) sono trattati internazionali tra Stati che hanno lo scopo di evitare sovrapposizioni fiscali e facilitare gli scambi economici internazionali. La Svizzera ha concluso simili convenzioni con oltre 100 Paesi. Nelle CDI sono inoltre disciplinati l’assistenza amministrativa in materia fiscale e il relativo scambio di informazioni. Nel marzo 2009 il Consiglio federale ha deciso di sviluppare l’assistenza amministrativa in materia fiscale e di recepire l’articolo 26 del modello di Convenzione dell’OCSE. Da allora la Svizzera ha negoziato nuove CDI in cui è previsto che la Svizzera presterà assistenza amministrativa non solo in caso di frode fiscale, ma anche in caso di sottrazione d’imposte.
Nell’ambito della procedura di approvazione nazionale di queste convenzioni la CPE-S ha esaminato le corrispondenti CDI (nel Consiglio nazionale è la CET a essere competente a tal proposito). Il 17 febbraio 2010 la CPE-S ha esaminato una prima parte delle CDI rivedute ( 09.026 Francia, 09.092 Messico, 09.093 Danimarca, Gran Bretagna e 09.094 USA) e si è dichiarata a favore del recepimento degli standard dell’OCSE per lo scambio di informazioni. A suo parere è importante che le CDI siano conformi ai valori di riferimento che il Consiglio federale aveva fissato nel 2009 come linee direttrici per le trattative e sulle quali la Commissione è stata consultata. Fanno parte di queste linee direttrici anche lo scambio di informazioni esclusivamente in merito ai tipi di imposte definite nella CDI, il divieto di cosiddette «fishing expeditions» e il divieto della retroattività.
La Commissione ha completato i decreti federali presentati con due articoli aggiuntivi. Un articolo esige che l’applicazione interna dell’assistenza amministrativa sia disciplinata in una legge nazionale, necessaria per definire quali mezzi coattivi la Confederazione, i Cantoni e le autorità possono impiegare nelle questioni fiscali. Secondo l’altro articolo il Consiglio federale dichiara allo Stato contraente che la Svizzera non offre alcuna assistenza amministrativa se le domande si basano su dati ottenuti illegalmente. Nella sessione primaverile 2010 la CPE-S ha approvato le prime cinque CDI riviste con queste aggiunte e i relativi decreti federali con i due articoli proposti dal Consiglio degli Stati.
Il 26 marzo 2010 la CPE-S ha esaminato una seconda parte delle convenzioni ( 10.012 Austria, 10.013 Norvegia, 10.014 Finlandia, 10.015 Lussemburgo e 10.016 Qatar) trasmettendola al Consiglio degli Stati per approvazione. Anche in questo caso sono stati ripresi i due articoli aggiuntivi. Durante la sessione estiva 2010, i Consigli hanno approvato le dieci nuove convenzioni e incaricato il Consiglio federale di sottoporre una normativa che disciplini le modalità dell’assistenza amministrativa e di comunicare agli Stati contraenti che la Svizzera non accorderà l’assistenza se i dati sono ottenuti illegalmente.
Rapporto sulla politica economica esterna 2010 (11.008 ns)
Durante il primo trimestre 2011 le CPE hanno trattato il rapporto del Consiglio federale sulla politica economica esterna 2010. La CPE-N ha esaminato approfonditamente il rapporto durante la sua seduta del 31 gennaio e 1° febbraio 2011. In questa occasione ha ritenuto che il rapporto inquadri in modo completo la politica economica esterna della Svizzera nel 2010 e in particolare le sfide che la Svizzera ha dovuto affrontare in questo ambito durante la crisi economica e finanziaria. Diversi membri della Commissione hanno lamentato una certa mancanza di precisione nelle analisi e nell'inquadramento dei problemi.
La CPE-S ha a sua volta preso atto del rapporto nel corso della sua seduta del 17 e 18 febbraio 2011. Ha colto l'occasione dell'esame del rapporto per condurre un'audizione con rappresentanti dell'OSE, di Economiesuisse e di AllianceSud. Le audizioni e la discussione che ne è seguita hanno permesso alla Commissione di fare il punto sulla politica di libero scambio della Svizzera, sul sistema finanziario internazionale e, in particolare, sul seggio della Svizzera in seno al FMI e i nuovi rapporti di forza che derivano dalla riforma di questa istituzione. La CPE-S ha altresì prestato particolare attenzione all'adeguamento delle convenzioni bilaterali sulla doppia imposizione, in conformità con l’articolo 26 del modello di convenzione dell’OCSE. Come la CPE-N, anche la CPE-S ha ritenuto che il rapporto fornisca un quadro preciso della politica economica esterna della Svizzera nel 2010. Il Consiglio degli Stati e il Consiglio nazionale hanno preso conoscenza del rapporto rispettivamente il 2 e l'8 marzo 2011.
09.039 FMI. Contributo monetario internazionale. Contributo straordinario e temporaneo per aumentare le risorse
Nel 2009 le CPE si sono interessate alla stabilità del sistema finanziario e monetario mondiale in seguito alla crisi che le aveva colpite e del ruolo della Svizzera in questo settore. Nell’ambito di tali questioni hanno esaminato un credito quadro supplementare di 12,5 miliardi di franchi sotto forma di garanzie, in vista di un contributo straordinario limitato nel tempo e destinato ad aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale (FMI). Il Consiglio federale ha proposto di approvare la concessione del credito quadro ritenendo che il FMI necessitava di fondi supplementari per affrontare le conseguenze della crisi economica e finanziaria mondiale e per sostenere i Paesi membri in caso di necessità concreta per prevenire e controllare le crisi.
La CPE-S ha deciso di entrare in materia sul credito quadro adducendo che è nell’interesse della Svizzera partecipare agli impegni internazionali per arginare la crisi finanziaria e rivestire un ruolo importante in seno al FMI. Il 27 maggio 2009 il Consiglio degli Stati ha seguito la decisione della CPE-S adottando, con 28 voti contro 5 e 4 astensioni, il decreto federale relativo al contributo a favore del FMI.
Dal canto suo, la CPE-N ha deciso a due riprese, il 24 agosto e il 23 novembre 2009, di rinviare l’esame dell’affare per trattarlo contemporaneamente al messaggio chiesto dal Parlamento al Consiglio federale in merito a un credito quadro supplementare allo scopo di aumentare entro il 2015 la componente dell’aiuto pubblico allo sviluppo allo 0,5 per cento del reddito nazionale lordo. La Commissione ha motivato la decisione adducendo la sua intenzione di assicurare un esame globale e coerente della partecipazione finanziaria della Svizzera al FMI e dei diversi contributi legati all’aiuto allo sviluppo.
La situazione si è sbloccata durante la seduta del 10 e dell’11 gennaio 2011; la CPE-N ha accettato di aumentare l’aiuto pubblico allo sviluppo e la Commissione ha parimenti approvato, con 14 voti contro 11, il decreto federale relativo al contributo a favore del FMI. Secondo la maggioranza della Commissione, l’approvazione di questo decreto è dovuta alla necessità di stabilizzare il sistema monetario e di aiutare i Paesi in difficoltà finanziarie; questo va nell’interesse diretto della Svizzera. Una minoranza della Commissione ha presentato la proposta che il Popolo si pronunci su questo credito, proposta che è stata respinta. Il 1° marzo 2011 il Consiglio nazionale ha seguito la proposta della sua Commissione e approvato il decreto federale con 93 voti contro 68.
10.079 FMI. Adesione ai Nuovi accordi di credito modificati
I Nuovi accordi di credito modificati (NAC) costituiscono la rete di sicurezza del FMI nell’eventualità di crisi che minacciano il sistema monetario e finanziario internazionale. Il Consiglio federale ha proposto di approvare l’adesione ai NAC modificati affinché la Svizzera possa proseguire la sua partecipazione agli accordi di credito in vigore (NAC-1998).
Nella seduta del 20 e del 21 ottobre 2010 la CPE-S si è pronunciata all’unanimità a favore dell’adesione della Svizzera ai NAC modificati, ritenendo che l’economia svizzera tragga vantaggio dagli strumenti internazionali volti a stabilizzare il sistema monetario e finanziario internazionale. Il 13 dicembre 2010 il Consiglio degli Stati ha seguito la decisione della sua Commissione approvando il decreto federale, con 27 voti contro 3 e 3 astensioni. In occasione della seduta del 10 e dell’11 gennaio 2011 anche la CPE-N ha approvato il decreto federale, con 14 voti contro 9 e 1 astensione. Il 1° marzo 2011 il Consiglio nazionale si è allineato alla proposta della CPE-N e ha approvato il decreto federale con 94 voti contro 68.
10.080 FMI. Impegno di garanzia per un prestito al fondo fiduciario
In occasione della seduta dell’ottobre 2010 la CPE-S ha anche approvato all’unanimità un credito d’impegno di 950 milioni in vista della concessione di un impegno di garanzia alla Banca nazionale svizzera (BNS) per un prestito al Fondo fiduciario del FMI per la lotta alla povertà e la crescita; ha ritenuto che questo contributo costituirebbe un impegno ragionevole e necessario verso i Paesi poveri e che permetterebbe di mostrare che la Svizzera assume le sue responsabilità e partecipa alle iniziative del FMI, soprattutto alla luce delle discussioni relative al seggio permanente della Svizzera in seno al Consiglio esecutivo del FMI.
Il 13 dicembre 2010 il Consiglio federale ha seguito la decisione della CPE-S approvando, con 30 voti e 3 astensioni, il decreto federale concernente l’impegno di garanzia nei confronti della BNS per un prestito concesso al Fondo fiduciario del FMI per la lotta alla povertà e la crescita. Nella seduta del 10 e dell’11 gennaio 2011 anche la CPE-N ha approvato il decreto federale, con 14 voti contro 9.
Relazioni con gli Stati terzi, situazione internazionale e diplomazia
Domanda di assistenza amministrativa dell’Internal Revenue Service degli USA concernente UBS SA. Convenzione con gli USA
Il 19 agosto 2009 il Consiglio federale ha concluso una convenzione di assistenza amministrativa con gli USA in merito a UBS, nella quale la Svizzera si impegna a prestare assistenza amministrativa nell’arco di 370 giorni per 4450 casi di frode fiscale e grave sottrazione d’imposte. Secondo il Consiglio federale in questo modo si è potuto evitare un conflitto giuridico e di sovranità tra la Svizzera e gli Stati Uniti che poteva avere gravi ripercussioni su UBS e sull’intera piazza finanziaria svizzera. Il 21 gennaio 2010 il Tribunale amministrativo federale ha accolto un ricorso e ha pronunciato una sentenza secondo la quale l’assistenza amministrativa nei casi di grave frode fiscale non poteva basarsi sulla Convenzione del 19 agosto 2009. Per adempiere l’impegno preso dalla Svizzera nel rispetto del termine, il Consiglio federale ha deciso di adeguare la Convenzione sul piano formale, previa consultazione delle commissioni competenti sull’applicazione provvisoria, e di sottoporla al Parlamento per approvazione. Il 17 marzo 2010 la CPE-S si è pronunciata contro la Convenzione adeguata, poiché ritiene che in questo momento la certezza del diritto per gli interessati, ma anche la trasparenza nei confronti del Parlamento non siano garantiti.
Il 27 maggio 2010, la CPE-S si è occupata del decreto federale che approva l’accordo con gli Stati Uniti e del relativo messaggio del Consiglio federale. La Commissione è entrata in materia sul progetto senza opposizione. In seguito essa ha respinto, con 8 voti contro 3, una proposta volta a includere nel decreto federale modificazioni legali concernenti la problematica delle rimunerazioni eccessive. Con 8 voti contro 5, essa ha anche respinto una proposta intesa a togliere all’accordo l’effetto retroattivo. Un’altra proposta, che voleva sottoporre l’accordo al referendum facoltativo, è stata respinta con 8 voti contro 5. Infine, il progetto è stato accettato nella versione del Consiglio federale alla votazione sull’insieme con 9 voti contro 4. Durante la sessione estiva 2010, il Consiglio degli Stati ha adottato la posizione della maggioranza della CPE-S. Durante i dibattiti molto controversi nei Consigli, la CPE-S e il Consiglio degli Stati hanno mantenuto detta posizione nell’intera procedura di eliminazione delle divergenze. Così infine si è imposto il progetto del Consiglio federale, sostenuto dalla maggioranza della CPE-S e dal Consiglio degli Stati.
Rapporto del Consiglio d'Europa sul Kosovo. Audizione del consigliere agli Stati Dick Marty
In occasione della sua seduta del 31 gennaio e 1° febbraio 2011, la CPE-N ha sentito il consigliere agli Stati Dick Marty, relatore della Commissione delle questioni giuridiche dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, in merito al suo rapporto sul trattamento disumano di persone e sul traffico illecito di organi in Kosovo. La Commissione è stata unanime nell’affermare che i fatti esposti nel rapporto debbano essere oggetto di un’inchiesta indipendente. A tal proposito la CPE-N ha adottato all’unanimità una proposta di mozione commissionale che incarica il Consiglio federale di promuovere l’istituzione di una commissione d’inchiesta internazionale, come chiesto dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa nella relativa risoluzione (Risoluzione 1782).
Il rapporto è stato esaminato dalla CPE-S il 17 e 18 febbraio 2011. La CPE-S ha salutato l'impegno di Dick Marty e la sua determinazione a voler far luce sul passato del Kosovo. La Commissione è stata unanime nell'auspicare che il Consiglio federale si impegni nei confronti dell'UE e in seno al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa per far luce su queste presunte violazioni dei diritti dell'uomo.
Contatti internazionali delle CPE
L’Assemblea federale è soprattutto incaricata di assicurare lo svolgimento delle relazioni con i parlamenti di altri Stati e la partecipazione a organizzazioni parlamentari internazionali. A tal scopo, le CPE effettuano una volta all’anno un viaggio informativo in un Paese terzo. Questi viaggi non hanno solo lo scopo di curare e approfondire le relazioni tra i parlamenti, ma anche di permettere ai membri delle CPE di acquisire solide conoscenze sulla situazione politica, sociale e economica del paese visitato, sulle opinioni dei suoi interlocutori su temi di politica internazionale e regionale, e sulle attività della Svizzera (p. es. cooperazione allo sviluppo) in questo paese.
Nel 2010, una delegazione della CPE-N si è recata in Egitto, dal 3 al 7 maggio, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni bilaterali tra la Svizzera e l’Egitto e di promuovere gli scambi interculturali con il mondo arabo ( Comunicato stampa ). Nel 2011, dal 16 al 20 maggio, una delegazione della CPE-N si recherà in Irlanda e in Gran Bretagna nel quadro del suo viaggio informativo annuale. I principali obiettivi di questo viaggio saranno di conoscere gli interessi e le attività della Svizzera in Gran Bretagna e in Irlanda, di contribuire al rafforzamento delle buone relazioni che la Svizzera intrattiene con questi due Paesi, ma anche di affrontare temi d'interesse comune, come le relazioni con l'Unione europea o gli effetti della crisi economica e finanziaria mondiale. Si tratterà del primo viaggio informativo di una delegazione delle CPE in Gran Bretagna dal 2001 e della prima visita di una delegazione parlamentare in Irlanda.
La CPE-S ha dal canto suo compiuto il proprio viaggio informativo annuale 2010 in Uzbekistan e Turkmenistan, dal 9 al 16 ottobre. Questi due Paesi sono membri del gruppo di voto guidato dalla Svizzera in seno alla Banca mondiale e al Fondo monetario internazionale. L'obiettivo della visita era di rafforzare la collaborazione dei tre Paesi in seno a questo gruppo ( comunicato stampa ) . Allo scopo di conoscere la situazione politica ed economica dei suoi partner in seno al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale (istituzioni di Bretton Woods), una delegazione della CPE-S composta dai consiglieri agli Stati David, Gutzwiller e Reimann ha visitato a inizio febbraio 2011 un altro membro del gruppo di voto della Svizzera in seno alle istituzioni di Bretton Woods: il Kazakistan. Ad Astana la delegazione svizzera si è intrattenuta con diversi membri del Governo e del Parlamento kazaco. Ad Almaty, capitale economica del Paese, la delegazione ha incontrato gli alti dirigenti della Banca nazionale del Kazakistan con i quali ha discusso della collaborazione tra la Svizzera e il Kazakistan in seno al FMI e alla Banca mondiale (Comunicato stampa).
Colloquio con l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo
I l 16 agosto 2010, l a CPE-N ha reso visita all'Alto Commissariato per i diritti dell'uomo. È stata accolta dall'Alto Commissario per i diritti dell'uomo, signora Navanethem Pillay, e dal presidente del Consiglio dei diritti dell'uomo, ambasciatore Sihasak Phuangketkeow. In occasione del colloquio intrattenuto con l'Alto Commissario, i membri della CPE-N si sono informati sulle attività, le sfide e le priorità dell'istituzione nonché sul funzionamento del Consiglio dei diritti dell'uomo.
Discussione con rappresentanti delle organizzazioni internazionali sulla Ginevra internazionale
La CPE ha approfittato della sua presenza a Ginevra, dove ha tenuto la sua seduta del 7 e 8 aprile 2011, per fare il punto sulla Ginevra internazionale con alcuni esponenti del Governo ginevrino e di organizzazioni internazionali con sede a Ginevra: Michèle Künzler, consigliere di Stato del Cantone di Ginevra, Christine Beerli, vicepresidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, Victor Do Prado, vicecapo di gabinetto del direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio e Christoph Benn, direttore delle relazioni estere del Fondo mondiale per la lotta contro l'aids, la tubercolosi e la malaria.
La Commissione è stata informata sugli obiettivi e i progetti che il Cantone di Ginevra si pone per la Ginevra internazionale e anche sulle sfide da affrontare. La discussione è proseguita trattando le priorità e le attività delle diverse organizzazioni internazionali presenti a Ginevra. La CPE-S ha garantito il suo sostegno, conscia del fatto che la Ginevra internazionale costituisce un elemento essenziale della politica estera della Svizzera.